lunedì 14 maggio 2018

Da oggi mi tratterò con gentilezza


Oggi vi presento Luisa. Ha 46 anni, fa l'artigiana nel settore degli accessori moda e non pende economicamente né verso la ricchezza né verso la povertà. Separata e con un figlio adolescente, quando qualcuno le chiede: "Come stai?", tende a rispondere: “Bene”, se sta bene, e "Non mi posso lamentare", negli altri casi. 
Oggi è venerdì e Luisa, stanca più che mai alla fine di una settimana impegnativa, sta facendo i bagagli per andarsene al mare durante un attesissimo weekend di primavera. Sono le 15.30 e la sua intenzione originaria era di partire non oltre le 16, per arrivare a destinazione con la luce.
Per concedersi la partenza di venerdì pomeriggio e il ritorno di lunedì mattina, Luisa ha lavorato giovedì sera fino a tardi e venerdì mattina si è svegliata presto per fare un concentrato di piccoli adempimenti dell'ultim'ora, tipo:
  • sbrigare la corrispondenza in arrivo sulle caselle di posta elettronica professionale e personale;
  • aggiornare il sito con le ultime novità;
  • disporre l'addebito in conto di due pagamenti in scadenza;
  • rispondere alle ultime telefonate dei clienti;
  • ricontattare l'avvocato per quella questione in corso - visto che c'era una sua mail urgente nella corrispondenza appena aperta;
  • passare a salutare la madre - che le dice al volo che le fa male qui e chissà se è grave, che si è inceppato il computer e chissà se è un virus, che le è arrivata una carta urgente da non si sa che ufficio e bisogna capire di che si tratta;
  • innaffiare le piante;
  • disfarsi dell'umido;
  • fare benzina;
  • dire all'ex marito che parleranno della questione catastale martedì e non ora - visto che c'era pure una sua mail nella corrispondenza;
  • ricaricare la Postepay del figlio che sta in gita scolastica a Venezia e le ha appena comunicato con WhatsApp che è rimasto senza soldi  (e non si capisce come mai, ma intanto);
  • e altre cinque o sei cose,  nessuna di per sé particolarmente impegnativa ma nemmeno rilassante.
Inutile dire che il tempo per fare un po' di spesa e cucinarsi un piatto caldo Luisa non l'ha trovato, ma intanto è giunta l'ora di fare i bagagli se vuole davvero partire. Decide così di mangiare in piedi la prima cosa che trova tra frigorifero e credenza e con la cosa ancora in una mano (e anche un po' in bocca), prende con l’altra mano la valigia dal ripostiglio,  poi tira fuori la borsa del mare,  due vestiti leggeri,  due vestiti pesanti, cappello, ombrello, creme e cremine, indumenti per la notte, costumi da bagno, ciabattine, documenti, collirio, caricabatterie e tutto il resto che via via le viene in mente e che sembra non finire mai, e mette tutto in valigia.
Alle 17.30  i bagagli sembrano a posto, ma i capelli, e le unghie, e i peli sulle gambe...  Oddio!
Luisa si laverà i capelli prima di partire?
Andrà al mare con i peli sulle gambe o deciderà di depilarsi?
Resisterà alla tentazione di dedicare un'ora a manicure e pedicure, con relativi tempi di asciugatura di smalto e intoppi vari?
E principalmente riuscirà mai a partire prima di notte?
Accantoniamo per un momento il comprensibile desiderio di conoscere la risposta a tutte le domande della Storia e focalizziamoci piuttosto su un'unica questione, e cioè:
·     secondo noi, oggi, con che tipo di commenti la mente di Luisa le avrà tenuto compagnia durante le sue esperienze della giornata? Cosa le avrà detto passo dopo passo mentre lei era alle prese con le sue tante ordinarie e straordinarie difficoltà (non importa quanto piccole o grandi ai nostri occhi)? 

La nostra fantasia potrebbe  partorire a riguardo centinaia di risposte diverse.
Ma noi decidiamo di limitare il campo a una sola questione, che è quella che ci interessa oggi, e cioè:
·      Luisa  avrà trovato in se stessa il conforto e il sostegno che avrebbe ricevuto da una buona amica capace di comprendere e accettare le sue difficoltà e i suoi limiti? O piuttosto, mentre annaspava tra le sue varie peripezie, avrà dovuto sopportare anche le critiche e i commenti di un severo giudice interiore, a caccia di errori e difetti e impietoso riguardo ai suoi umani limiti?

Per farci un'idea della differenza tra i due casi, proviamo a fare un esempio, concedendoci anche di sorridere un po’ di Luisa,  che è abbastanza inventata da non prendersela.
Immaginiamo un dialogo interiore  A) per il primo caso e un dialogo interiore  B) per il secondo caso.
Quale dei due ci sembra calzare meglio alla Luisa che abbiamo in mente?




Dialogo 
interiore della mattina





Dialogo interiore A)

La mattina, il dialogo interiore di Luisa  dice: 
" E’ evidente che ho bisogno di staccare. E’ difficile convivere con questi livelli di stanchezza e di  ansia. Troppe cose a cui badare tutte assieme: sono un essere umano (e neanche tanto giovane), mica un supereroe! E’ comprensibile che mi senta sopraffatta. Va bene, sarà anche vero che la prendo così perché sono un po' ansiosa di mio. Su questo magari ci posso lavorare. Ma intanto mica posso farmene una colpa! E poi non sono certo l'unica al mondo ad avere l’ansia. Anzi, sono proprio in buona compagnia. Però è evidente che non ho la forza per occuparmi da sola  di tante cose: non sono gravi, ma sono tante. Forse è il momento di prendere in considerazione un aiutino. Qualcuno che mi alleggerisca un po’ da tutto questo. Per esempio, quella Mariella, così gentile e disponibile… Al ritorno la chiamo. 
Dialogo interiore B)

La mattina, il dialogo interiore di Luisa dice:
"Ma si può essere così disorganizzate da ridursi a fare cento cose prima di partire? 
Di questo passo col cavolo che riesco a partire oggi! 
Chiunque sarebbe capace di organizzarsi meglio. Solo io no.  Mi faccio una rabbia.  Ma perché sono così? Sembra quasi che me li vada a cercare col lanternino i problemi!
- E se la questione con l'avvocato  precipita?
- E se il dolorino di mamma non fosse una delle solite cose?
- E se l'ex marito interpreta male un ritardo nella risposta?
- E se capita qualcosa al figlio rimasto a Venezia senza soldi?
Ma lo vedi quanti pensieri mi faccio venire? Non s'è mai vista una persona ansiosa come me. Ma che scema! E se ci avessi un problema vero, allora? Come farei? 



Dialogo 
 interiore del pomeriggio





Il pomeriggio,  il dialogo interiore di Luisa dice: 
" Evvài, ora sono in vacanza. Ora finalmente posso pensare solo a me stessa. Faccio i bagagli con calma. Davvero non c'è motivo di correre. Il grande vantaggio di partire sola: nessuno che mi metta fretta. 
Ma che bello tirare fuori finalmente  la borsa del mare! Guarda qua: ci stanno dentro quei famosi orecchini che non trovavo più. Che fortuna! Vediamo se il vestito verde dell’estate scorsa mi sta ancora bene, quest’anno. Tira un po' sul petto. E vabbè... Abbiamo messo qualche chiletto, tesoro. Che ci vogliamo fare?  Tutti ingrassano d'inverno.  Come si spiegherebbe  altrimenti che le riviste sono piene di diete dimagranti di questi tempi?
Ma guarda questi poveri piedi in che condizioni sono! E se chiedessi all'estetista di farmi un pedicure al volo? Almeno quello! Da me magari mi lavo i capelli e mi depilo (per le mani, poi vediamo). Quasi quasi prenoto anche il ristorante per cena. Così mangio sicuro stasera, anche se arrivo tardi. Quale ristorante? Quello buono, dài. Dopo una settimana di duro lavoro, una signora  se la meriterà pure qualche coccola! O no?

Il pomeriggio,  il dialogo interiore  di Luisa dice: 
"Guarda qua: sono già le tre e mezza e ancora devo fare i bagagli. Siamo alle solite. Come si fa ad essere inette come me? Mi riduco sempre così. Sono proprio un’incapace. E ora che ci metto in questa valigia? Proviamo il vestito verde dell'anno scorso, va'. Oh, no! Guarda come mi sta male: tira tremendamente sul seno! Mi sono fatta una cicciona! Che disastro. Sono orribile!
Prendiamo la borsa del mare, forza. Guarda qua: ci stanno dentro gli orecchini  che ho cercato per tutto l'inverno. Ecco dov'erano finiti! Troppo disordinata, non mi sopporto! E pure smemorata! Com’è che non mi sono ricordata che gli orecchini stavano in questa borsa? Dev'essere la vecchiaia. Mi scordo le cose e peggioro di giorno in giorno.
Ma guarda: intanto si sono fatte già le cinque e mezza! Mi devo muovere se no arrivo tardi.  Non posso perdere tempo pure a lavarmi i capelli, a depilarmi, e a sistemarmi i piedi e le mani! Ci dovevo pensare prima. Ora me li tengo così. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ecco: almeno i proverbi me li ricordo! Proprio come i vecchi…

E ora proviamo a chiederci:
1.   Secondo noi, a parità di circostanze, Luisa si sentirà allo stesso modo, convivendo con un dialogo interno di tipo A piuttosto che con un dialogo interno di tipo B?
2.   Personalmente, se potessimo scegliere, preferiremmo convivere con la compagnia di una persona che ci fa discorsi di tipo A o discorsi di tipo B ?
3.   Di solito, nella vita, quando siamo in difficoltà e facciamo i conti con i nostri limiti, le nostre inadeguatezze, i nostri errori e fallimenti, tendiamo a trattare noi stessi con comprensione e gentilezza (dialogo A) o piuttosto tendiamo a giudicarci e criticarci (dialogo B)? 

Probabilmente alcuni di noi non si identificano con Luisa, perché per età, per sesso, per storia e condizioni di vita, sentono di avere problemi molto diversi dai suoi. Ma riflettere su come funziona lei (anche, e forse proprio, in condizioni diverse dalle nostre) ci può stimolare a portare l’attenzione su cosa abbiamo in comune con lei, sotto l’aspetto del rapporto con noi stessi, del nostro riuscire o non riuscire ad essere gentili verso noi stessi,  in generale e più che mai nei momenti difficili.
Avere dentro di sé un giudice impietoso sempre all’opera può essere infatti un’esperienza molto dura per tutti, sia nell’ordinaria amministrazione sia (e più che mai) nelle grandi sfide della vita. Alcune persone, per esempio, in occasione della morte di una persona cara, si trovano a rimproverarsi per tutto ciò che non hanno fatto con lei negli ultimi tempi e che non potranno fare mai più. Altre, vivendo l’esperienza - già di per sé molto dura - di scoprire che il bambino che hanno messo al mondo ha qualche forma di disabilità o malattia, devono fare anche i conti con il giudice interiore che le accusa di essere responsabili delle difficoltà del bambino, per via dei propri geni difettosi o di qualche altra propria inadeguatezza, aggiungendo il peso schiacciante del senso di colpa al dolore che già provano e alle preoccupazioni per il bambino. Senza contare il caso estremo del senso di colpa che possono vivere gli unici sopravvissuti ad un qualche disastro collettivo,   i quali oltre alla ferita del trauma e del lutto, possono trovarsi a convivere con una forma di rimprovero interiore riguardo alla questione "Perché io mi sono salvato invece di condividere la sorte degli altri?".
Qualunque siano le questioni “reali” con cui facciamo i conti nella vita, poter contare su un alleato comprensivo, gentile e supportivo dentro di noi è una grande risorsa per trovare la forza di attraversare le difficoltà e farci i conti, piuttosto che restarne schiacciati.
Questo non significa diventare indulgenti verso le nostre manchevolezze, nel caso che i guai in cui ci troviamo siano conseguenza dei nostri atti. Significa semplicemente rendere utile anche l’esperienza dell’errore, per quanto grave, e quindi provare a farcene qualcosa. Questo implica che, certo, ce ne assumeremo la responsabilità e cercheremo anche di rimediare se è possibile, ma soprattutto ne faremo un’occasione di crescita. 
Si dice che diventare consapevoli dei propri limiti è il primo passo per superarli. Con ciò si intende che è utile e opportuno guardare bene in faccia i nostri difetti e le nostre zone d’ombra. Il che però non significa martirizzarci con critiche e giudizi negativi. Può essere infatti molto più utile adottare nei nostri confronti l’atteggiamento supportivo che avrebbe un supervisore interno, piuttosto che l’atteggiamento demolitivo di un giudice impietoso. Un supervisore supportivo è la parte di noi stessi che ci fa guardare coraggiosamente in faccia la realtà, anche quella dei nostri limiti, con uno sguardo compassionevole e sufficientemente accettante (il limite è la realtà, inutile negarlo) che ci aiuti a prendere decisioni utili, salutari e sagge per l’avvenire, che tengano pazientemente  conto di questi limiti, mentre lavoriamo con tutte le risorse a disposizione per cercare di fare il meglio che possiamo sul cammino della nostra vita. 
Detto questo, l’invito di oggi è anche di provare a chiederci in che misura, al di là delle dimensioni squisitamente interiori, poi di fatto facciamo cose gentili per noi stessi. Ci trattiamo materialmente con gentilezza? Rispettiamo i nostri bisogni fisici (in ciò che mangiamo, in ciò che concediamo al corpo in termini di cure amorevoli, piccole attenzioni e coccole), i nostri bisogni di riposo, svago, semplice e innocente piacere di giocare o soddisfare i sensi (gusto, vista, olfatto, tatto, udito)? Ci portiamo a fare qualche bella passeggiata, anche solitaria? Ci facciamo qualche regaletto speciale?
Ognuno di noi conosce i fatti suoi e può fare qualcosa per sé.
Magari, se interessa, potremmo chiedere a Luisa come si regola lei (sempre che riusciamo a ritrovare il filo della sua storia, dopo queste digressioni).
***
Una donna sudata,  scarmigliata e pelosa, con le unghie delle mani malandate ed i piedi trascurati,  si aggira alle 19.30 precise in una graziosa località di mare, avvolta in abiti larghi e informi. Se è grassa o se è magra non si sa. Se è contenta o se non lo è, difficile dirlo. Passa davanti a un ristorante rinomato. Indugia per un momento. E poi se ne va. Sembra quasi che abbia pensato: "Ma che ci vado a fare qua? Sono da sola: è uno spreco". Entra nella pizzeria/rosticceria dall'altro lato della strada. Le dicono che c'è anche del pesce surgelato, se vuole, e un po' di verdura.  Il locale è illuminato a giorno da luci al neon;  un televisore acceso di fronte a lei trasmette un programma  che non le interessa. In attesa di essere servita, giocherella col cellulare e manda messaggini agli amici per sapere domani chi c’è e chi non c’è giù in spiaggia. Alla fine mangia pesce surgelato e spinaci lessi e forse per oggi non ingrasserà.

Alle 21.30 abbondanti, una chioma pulita, lucente e profumata, con sotto una donna fasciata in un abito verde smeraldo (che per la verità tira un pochino sul seno),  mette piede con sicurezza nel ristorante rinomato della stessa graziosa località di mare. Luci soffuse, musica jazz a basso volume, sedie comode, menu ricco e vario. La signora si siede al suo tavolo e sceglie le portate che più le piacciono. Nell'attesa, ammira il bellissimo panorama fuori dalla finestra e ogni gradevolezza dell'ambiente. L'occhio le cade per un momento sulle sue mani curate e sulle unghie smaltate di recente. Le sue gambe, in uno sfioramento casuale dell'una con l'altra, le fanno sentire quanto sono lisce e morbide. La signora si sorprende a pensare: Che bella cosa avere le mani e le gambe! 
Il cameriere le porta un calice di bollicine assieme all'antipasto. La signora prende il calice, sorride e fa un bel brindisi a sé stessa. 
Domani cenerà a pizza e birra con gli amici del mare, ma stasera le ci voleva proprio un momento così. Sola con la sua migliore amica. 
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Imparare a trattare noi stessi con gentilezza è uno degli argomenti a cui sarà ispirato il nostro incontro del 24 maggio su "Mindfulness e self-compassion". Si tratterà, come sempre, di un incontro di pratica più che di teoria, dove i momenti di confronto con gli altri membri del gruppo ci aiuteranno a mettere in parole le nostre esperienze e a chiarirle meglio a noi stessi, proprio grazie alla condivisione con gli altri. Chi fosse interessato, può prenotarsi al numero 388.8257088
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Photo by  rawpixel  on  Unsplash  (Luisa è un personaggio immaginario. La donna nell'immagine è una modella che non ha niente a che fare con lei)

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